mercoledì 14 maggio 2014

In giro per Tshimbulu e dintorni...



Qualche giorno fa il tetto di una classe di una scuola pubblica cattolica qui vicino è crollato completamente, per fortuna gli insegnanti avevano previsto la cosa e già da un po’ di tempo avevano spostato le lezioni al pomeriggio in modo da utilizzare un’altra classe, occupata al mattino da altri studenti. Ora il COE si sta impegnando per cercare i fondi, un po’ qua e un po’ la qua nel distretto, per la ricostruzione… se si può dare una mano lo si fa volentieri, ci spiega Katia!
Con Valerio siamo andati a vedere il progetto sull’agricoltura del COE a pochi km da Tshimbulu, l’idea era quella di produrre olio di palma, ci spiega la suora che abbiamo recuperato per strada (non abbiamo ben capito perché non si trovasse nel campo in orario di lavoro, ma questa è un’altra storia). Per ora le palme piantate sono piccole e non produttive, bisogna aspettare ancora qualche anno… e soprattutto un finanziamento, che sembra difficile da ottenere per la questione della produzione di biocarburante. Per quanto riguarda il mais e altre coltivazioni purtroppo il costo era superiore al guadagno e quindi per il momento ci si è fermati. Una buona produzione è quella di un particolare rovo che ha un duplice compito: allontanare le capre e fertilizzare il terreno!
Abbiamo fatto un primo giretto nell’Hospital Saint Francois, ospedale progettato e gestito dal COE in attesa che il personale locale sia ben formato e che quindi si possa affidare a loro…ma questo accadrà tra qualche anno, bisogna ancora lavorarci un po’! L’ospedale è grande, ha una sala operatoria, una sala tipo rianimazione, reparti di medicina interna, pediatria e maternità, ambulatori per medicazioni e piccola chirurgia, ecografie, radiografie e oftalmica, con tanto di ottico in via di apertura (mancano soltanto delle lezioni di matematica, che è risultata una materia un po’ ostica agli infermieri congolesi…), il personale è completamente locale.
Sull’ospedale, o meglio, sulla motivazione dei dipendenti dell’ospedale è nata l’altra sera una lunga riflessione in casa durante la cena, con paragoni tra Congo e Camerun. Infatti ospiti della “casa della comunità”, oltre a me e Stefano, ci sono anche Sonia, una volontaria che lavora in Camerun e che è qui per avviare il laboratorio di ottica e il suo compagno Charles, camerunese, che ci hanno aiutato a fare un confronto tra le due popolazioni...la differenza emergente è appunto la motivazione che pare essere assente nella maggior parte della popolazione di Tshimbulu e dintorni. E’ vero che bisogna tenere conto che questa è una zona molto povera del Congo, dove l’acquedotto e  l’elettricità non sono ancora presenti (o meglio lo erano ai tempi delle colonie belghe ma ora sono andati distrutti e nessuno ha ancora pensato alla loro ricostruzione) ma la completa mancanza di conoscenza, di voglia di lavorare o di imparare che sembra divagare qui è abbastanza disarmante…. soprattutto quando lo noti in una suora che ha studiato 6 anni in Italia prendendo due lauree di cui una alla Cattolica (!?!@*!!*)……………………

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